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ottobre 8, 2010

Con rammarico ma con la consapevolezza che non si possono fare le cose male, devo comunicare che chiudo il mio blog….è stata una bella e ricca esperienza ma oggi mi risulta impossibile tenerlo aggiornato e quindi dare un senso positivo al blog stesso.

Alcuni amici come Marco Bani, Antonio Mazzeo; Michele Passarelli (consiglieri comunali) e Federico Russo (provinciale) tengono attivi i loro blog, vi consiglio di frequentarli. Ogni tanto scriverò sul loro!

Grazie a chi si è affacciato al mio e a chi lo ha arricchito.

L’intervista che segue è stata pubblicata oggi dagli amici di Pisanotizie…arrivederci a tutti!!!

Landucci: “Il PD smetta di guardarsi l’ombelico”

L’intervista di Pisanotizie al consigliere comunale del Pd: la situazione interna al partito a livello locale e nazionale, la lettera di Fabrizio Cerri, il caso dell’Hub e di Rebeldìa, il rapporto con la società civile. Landucci : “Don Milani diceva ‘…ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l´avarizia’. Essere affidabili in politica vuol dire avere chiaro tutto questo”. Concluso il percorso dell’assemblea comunale che ha condotto alla designazione di Andrea Ferrante come segretario cittadino, continua il dibattito all’interno del Partito Democratico Pisano. Non sono mancate le polemiche come dimostra la posizione assunta dall’assessore all’urbanistica Cerri nella sua lettera pubblica, cui è seguita una dura risposta del segretario comunale uscente, Paolo Fontanelli. Su Pisanotizie sono stati numerosi gli interventi di esponenti del Pd sia sul dibattito interno sia sulle questioni politiche sulle quali si è aperto il confronto. Oggi pubblichiamo un’intervista a Stefano Landucci, consigliere comunale del Pd ed esponente della mozione Marino.

Che fase sta attraversando il PD a livello nazionale?

Una fase determinante per noi; l’enorme crisi del centro destra dovrebbe spingerci a dare una proposta forte e alternativa al paese; una proposta che cerchi di dare un´idea d´Italia diversa da quella che purtroppo siamo costretti a vedere tutti giorni sui giornali e alla televisione. Un´Italia che guarda avanti che guarda oltre che guarda al futuro e non al passato prossimo. Il cittadino vive la sua quotidianità con sempre maggiore difficoltà e quello che troppo spesso anche noi facciamo, è di stare a guardarci l´ombelico soffermandoci su polemiche sterili e inconcludenti. Crisi economica, culturale con tagli alla scuola e al mondo del sapere in generale , crisi del welfare, anch´esso taglieggiato all´inverosimile con la conseguenza che chi oggi ha difficoltà domani sarà ancora più in crisi. Questa è l´Italia di oggi, con questa il Pd deve confrontarsi e saper rispondere. Approfitto per invitare le persone interessate a parlare di tutto questo il 5/6/7 novembre a Firenze con P. Civati e M. Renzi.

E a livello locale?

 Il livello locale è spesso lo specchio del nazionale. Anche a Pisa non è facile la gestione del partito. Le varie anime spesso si “azzuffano” su questioni più personalistiche che di contenuto. La città ha bisogno di un Pd forte e credibile, spero che la fase post congressuale porti in questa direzione.

Crede che la gestione della segreteria comunale di Fontanelli, e poi l’esito dell’assemblea comunale con la designazione di Ferrante, siano realmente servite a riportare unità e condivisione nel partito?

A vedere cosa è successo dopo direi di no… credo però che Andrea Ferrante, con cui ho condiviso il percorso congressuale nella mozione Marino, abbia la possibilità e la capacità di fare sintesi delle varie istanze presenti al nostro interno. Il compito non è semplice e presuppone la capacità di tutti di mettere al centro la città, i contenuti e di smettere con sterili personalismi. Avrei preferito un modello di primarie aperto invece che una consultazione, proprio perché il partito deve aprirsi alla società, accogliere i contributi degli elettori e simpatizzanti come contributi essenziali per la propria vitalità e identità. Così è stato scelto…

Come giudica le critiche contenute nella lettera dell’assessore Cerri, dalla questione delle designazioni, all’allargamento a sinistra?

Sono cresciuto in una cultura dove il confronto era utile e necessario. Non mi ha mai preoccupato la diversità di opinioni, anzi credo che sia il sale per una progettualità forte. Quanto scrive l´assessore Cerri deve essere preso seriamente in considerazione; è chiara testimonianza di un disagio che chiede un confronto politico importante. Quando ci si confronta non si perde mai, quindi mi auguro che al più presto si possa ripartire da quanto Cerri dice per definire al meglio, compreso un possibile allargamento a sinistra, una proposta per Pisa sempre più forte e vicina ai problemi del cittadino.

Pensa che queste tensioni interne al Pd possano riversarsi anche in Consiglio comunale?

Credo che il Consiglio comunale non debba essere terreno di battaglia per risolvere le tensioni interne. I cittadini non capirebbero mai questo atteggiamento. Ho stima dei miei colleghi e sono certo che non accadrà niente in quella direzione.

Nelle prossime settimane in consiglio arriverà la discussione sull’Hub vista la mozione e l’interpellanza presentate da Prc e Sel. Il sindaco ha definito un “onore” ospitare questa struttura. Qual è il suo giudizio a riguardo?

La mia formazione personale politica e sociale, nasce e cresce con gli scritti di don Milani, G. Dossetti, G. La Pira, quindi puoi immaginare che la mia opinione non vada in quella direzione, anzi. Ma oltre una questione valoriale c´è anche una questione più amministrativa. In uno degli ultimi Consigli sono stato primo firmatario di un odg. che accompagnava la delibera sul People mover, dove si sottolineava la necessità di portare avanti tutta una serie di opere di contorno al People mover stesso, necessarie per la vivibilità del quartiere. Il quartiere di San Marco San Giusto, che conosco bene, abitandoci dal ´97, ha vissuto una trasformazione incredibile difficilmente sostenibile dal territorio, pensare di avere anche l´Hub a cui ti riferisci mi sembra un sacrificio enorme da chiedere ai nostri cittadini.

Non possiamo non farti una domanda su Rebeldìa dopo il recente blitz con le ruspe. Un tuo commento sulla vicenda al punto in cui siamo.

Sulla questione ruspe, credo che sia stata una inutile e dannosa provocazione. Da mesi stiamo avendo un significativo dibattito in città che ha avuto momenti anche di forte tensione. Credo che pur restando valida la proposta del Comune su via Saragat non è utile a nessuno fare forzature. Ci possono essere avvenimenti importanti, come l´elezione del Rettore di oggi (ieri per chi legga, ndr.) – viste le dichiarazioni dei due candidati – che potrebbero aprire nuovi scenari. Mai perdere di vista il dialogo, sulla vicenda Rebeldia, questo è stato sempre il mio motto. Oggi più che mai lo ritengo determinante.

Cosa significa per lei essere “affidabili” in politica, visto che questo aggettivo è stato usato tante volte nelle ultime settimane nel dibattito interno del tuo partito?

Capacità di confrontarsi senza pregiudizi, vivere il proprio impegno senza un fine personale ma con la voglia di contribuire alla costruzione del bene comune. Don Milani diceva “…ho imparato che il problema degli altri è eguale al mio. Sortirne tutti insieme è la politica. Sortirne da soli è l´avarizia.” Essere affidabili in politica vuol dire avere chiaro tutto questo.

Qual è il suo giudizio sul rapporto oggi in città tra il PD e la società civile?

Siamo in una fase dove i legami sociali sono in una fase di forte crisi, sempre più spesso i singoli si rifugiano in un individualismo, troppo spesso avvalorato da chi invece dovrebbe essere stella polare. I partiti in generale e la società civile svolgono in questo quadro una funzione essenziale per la crescita collettiva e in questo senso la loro capacità di cogliere il bene comune va oltremodo incentivata. Il Partito Democratico nasce con una forte spinta al dialogo con la società civile e penso che questo caratterizzi necessariamente il mio partito. Non sempre questo è stato fatto e il rapporto rimane tutt´ora complesso, a Pisa non siamo esenti da questa difficoltà, ma ritenendo questo confronto essenziale per la crescita della città mi sono sempre speso in questa direzione e continuerò a farlo.


11 settembre

settembre 11, 2010

In questa data sono accaduti spesso eventi traumatici per il mondo.

Nel mio blog ne ricordo uno in particolare, che ha caratterizzato la mia crescita sociale e plitca, la morte di Allende

Salvador Allende: ultimo messaggio radio al popolo cileno 8,30 del mattino 11 settembre 1973

Sono pronto a resistere con qualsiasi mezzo,anche a costo della mia vita, così che questo possa servire di lezione riguardo la vergognosa storia di quelli che usano la forza e non la ragione.


Ricordando Dalla Chiesa

settembre 3, 2010

dal blog di suo figlio Nando

Se ne vale la pena. Domande a distanza (di 28 anni)
 
Scritto da Nando dalla Chiesa   
Thursday 02 September 2010
E il 2 settembre fu rientro a Milano, con tappa intermedia a Roma per vedere le sorelle e la minore dei Gracchi, già brillantemente impegnata con i Ris televisivi. Come ho detto a un amico: alla fine sono tornato nell’inciviltà, vale a dire nelle nostre belle, vecchie, insostituibili città inospitali. Ne approfitterò per i miei riscontri (un’infinità!!) per il libro, perché per quanto possa avere buona memoria non c’è nulla che valga come una bella e ben munita libreria. Quanto ai sogni, ancora non mi sono rimesso a posto. Non so davvero che mi succeda, giuro che è la prima volta in vita mia che mi capita. Ma anche nel letto romano ho sognato, ed è la seconda volta, un anonimo camorrista che mi ha rotto l’anima tutta la notte. Io gli dicevo guarda che ti ho già sognato, ora basta, e quello tornava come niente fosse. Fino all’alba. Ma fosse che ‘sto libro è davvero sgradito? Boh…

Intanto c’è una data che mi fa riflettere su queste cose più seriamente. Quella del 3 settembre. E’anche la data del matrimonio di Simone, figlio dell’immenso Robertoli, che si sposa domani giusto a Palermo (auguri, auguri!). Ma per me è altro, come qualche blogghista sa bene. E devo dire che il libro mi sta aiutando a collocare meglio anche quel settembre di 28 anni fa. Mi vien da dire che morire per uno Stato come l’ho rivisto io nel mio lavoro estivo è quasi una follia. Che vadano a fottersi le istituzioni di Mannino, di Cuffaro, di Dell’Utri, dei giornalisti servi, dei parlamentari della sinistra che regalarono alla mafia tra il ’96 e il 2001 leggi e provvedimenti di favore come se piovesse. Poi mi dico che per uno che ci crede anche morire è assolutamente normale. E che guai se ci domandassimo ogni volta che facciamo qualcosa di coraggioso se ne valga la pena oppure no. Me lo dico e me lo nego e poi me lo ridico. Intanto domani andrò alle commemorazioni milanesi. E in serata sarò in piazza a Otranto con Caselli a ricordare la vicenda di mio padre a 150 giovani di Flare (grande associazione internazionale), venuti da tutta Europa a fare una settimana intensiva di studi sulla criminalità organizzata. Palermo, dite? Il prefetto mi invita sempre gentilmente, ma sanno che ormai non ci vado più. E mica per Maroni, ma per la caterva di personaggi locali con cui avrei proprio tanti problemi anche a muovere un passo insieme. Insomma, mi hanno messo nella condizione (non bella, vi garantisco) di non poterci più andare. Neanche un fiore lì.

Ieri però mi ha restituito tutto un giovane maresciallo dei carabinieri, poco più che trentenne. Sono andato a trovare un investigatore importante per chiarirmi alcune ipotesi delicate del mio libro. Il maresciallo è sceso ad accogliermi. Gli ho chiesto scusa del disturbo, lui mi ha detto “per me è un onore”. Quando me ne sono andato mi ha detto “agli ordini”, e ho capito dal suo sguardo che lo stava dicendo al generale che non ha mai conosciuto


Buon rientro!!!!!! ora se la prendono anche con Famiglia Cristiana!

agosto 25, 2010
ecco l’editoriale di Beppe Del Colle, definito addirittura “disgustoso” da Bondi…..da che pulpito!!!!!

Berlusconi ha detto chiaro e tondo che nel cammino verso le elezioni anticipate – qualora il piano dei “cinque punti” non riceva rapidamente la fiducia del Parlamento – non si farà incantare da nessuno, tantomeno dai “formalismi costituzionali”. Così lo sappiamo dalla sua viva voce: in Italia comanda solo lui, grazie alla “sovranità popolare” che finora lo ha votato.

     La Costituzione in realtà dice: «La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione». Berlusconi si ferma a metà della frase, il resto non gli interessa, è puro “formalismo”. Quanti italiani avranno saputo di queste parole? Fra quelli che le hanno apprese, quanti le avranno approvate, quanti le avranno criticate, a quanti non sono importate nulla, alle prese come sono con ben altri problemi? Forse una risposta verrà dalle prossime elezioni, se si faranno presto e comunque, come sostiene Umberto Bossi (con la Lega che spera di conseguire il primato nel Nord e, di conseguenza, il solo potere concreto che conta oggi in Italia). Ma più probabilmente non lo sapremo mai. La situazione politica italiana è assolutamente unica in tutte le attuali democrazie, in Paesi dove – almeno da Machiavelli in poi – la questione del potere, attraverso cento passaggi teorici e pratici, è stata trattata in modo che si arrivasse a sistemi bilanciati, in cui nessun potere può arrogarsi il diritto di fare quello che vuole, avendo per di più in mano la grande maggioranza dei mezzi di comunicazione.

     Uno dei temi trattati in queste settimane dagli opinionisti è che cosa ci si aspetta dal mondo cattolico, invitato da Gian Enrico Rusconi su La Stampa a fare autocritica. Su che cosa, in particolare? La discesa in campo di Berlusconi ha avuto come risultato quello che nessun politico nel mezzo secolo precedente aveva mai sperato: di spaccare in due il voto cattolico (o, per meglio dire, il voto democristiano). Quale delle due metà deve fare “autocritica”: quella che ha scelto il Cavaliere, o quella che si è divisa fra il Centro e la Sinistra, piena di magoni sui temi “non negoziabili” sui quali la Chiesa insiste in questi anni? A proposito. Ivan Illich, famoso sacerdote, teologo e sociologo critico della modernità, distingueva fra la vie substantive (cioè quella che riassume il concetto di “vita” mettendo insieme, come è giusto, e come risponde all’etica cristiana, tutti i momenti di un’esistenza umana, dalla fase embrionale a quella della morte naturale) e ogni altro aspetto della vita personale o comunitaria, a cui un sistema sociale e politico deve provvedere.

     Il berlusconismo sembra averne fatto una regola: se promette alla Chiesa di appassionarsi (soprattutto con i suoi atei-devoti) all’embrione e a tutto il resto, con la vita quotidiana degli altri non ha esitazioni: il “metodo Boffo” (chi dissente va distrutto) è fatto apposta.


Buone vacanze

agosto 4, 2010

Aspettando la crisi….ecco come ci lasciano i nostri politici.

Balletti, giochi di potere, spesso inconprensibili agli italiani, colpiti dalla crisi e impossibilitati a trovare nella politica, soluzioni ragionevoli ai loro problemi. Speriamo agosto porti oltre al caldo e a un meritato riposo, un po’ di speranza. Speranza per un futuro, difficile, complicato, dove l’idividuo prevale sulla comunità, dove la fatica quotidiana porta a non guardare al di là del proprio naso.

In questo periodo sono stato prima a Srebrenica e poi a Bologna, a ricordare….ricordare il nostro recente passato, un passato ancora tristemente non risolto. ma ricordare è essenziale,  fa uscire dal nostro egoismo,  fa riscoprire l’altro, aiuta a evitare gli errori del passato. Ma ricordare non basta, accanto alla memoria ci vuole la giustizia, quella giustizia che ogni giorno vediamo invece calpestata, dal mal costume, dagli interessi personali, dalla incapacità del sistema di prottegere la comunità.

Dal mio piccolo blog toglierò alcune pagine e mi limiterò a riflettere ogni tanto ad alta voce…buone vacanze a tutti


Rebeldia, sfratto al 30 ottobre

luglio 30, 2010

Ci sono vari modi di commentare una notizia. E’ nota la mia posizionre in merito, quindi credo che il commento più equilibrato espresso in questi giorni sia quello di Ermete Realacci, parlamentare eletto a Pisa, che mi piace condividere nel mio blog.

Realacci “Non facciamo trascorrere invano i prossimi 90 giorni”
il commento di Realacci alle ultime novità sul caso Rebeldia

“La sentenza del Tribunale che sposta le lancette di 90 giorni in avanti,
offre l’occasione per individuare una soluzione condivisa e accettabile per
tutti” Commenta il deputato PD Ermete Realacci.
 “In questo senso, tutte le forze in gioco, e sottolineo tutte, hanno una
ulteriore occasione per risolvere il problema, purché non si facciano
trascorrere invano i prossimi 90 giorni – prosegue Realacci – Da un lato ci
sono le ragioni ed i vincoli dell’Amministrazione Comunale, dall’altro ci sono
le ragioni di una esperienza e di un tessuto associativo che sarebbe riduttivo
non riconoscere come un patrimonio di iniziativa politica e culturale, di tutta
la città: da queste due ragioni, può e deve essere trovata la risposta alla
attuale empasse. Prendendo spunto ad esempio, dalla posizione dei tre candidati
a Rettore che hanno ribadito la loro disponibilità a collaborare e convocare al
più presto il CUT (l’organo di confronto università territorio) come ha chiesto
peraltro anche il gruppo consiliare del PD”.


…Srebrenica per non dimenticare….

luglio 10, 2010

11 Luglio 1995, sono passati 15 anni dall’eccidio di Srebrenica, un eccidio consumato in dieci, dodici giorni, che ha visto la morte di un numero ancora indefiniti di uomini, colpevoli soltanto perché il loro cognome evocava un’appartenenza culturale mussulmana.

Tutto avvenne sotto gli occhi di tutti noi, colpevoli chi più chi meno, di assistere in silenzio o ancora peggio avallando quanto stava accadendo. Era comunque un silenzio assordante.

Quest’inverno mi sono imbattuto negli scritti di una giovane donna bosniaca, costretta a scappare ancora bambina da Srebrenica; il silenzio in quel momento mi è diventato insopportabile. Ho deciso che valeva la pena incontrarla, smetterla di far finta di non vedere che ancora oggi a pochi chilometri di distanza da noi, si sta vivendo una situazione difficile, dolorosa, ingiusta. Ho cercato Elvira Mujcic, questo è il suo nome, e gli ho chiesto di venire a presentare il suo ultimo libro qui da noi a Pisa, ma soprattutto ho incontrato Elvira, una donna di 30 anni, che mi ha parlato della sua Bosnia, di ieri e di oggi.

I suoi racconti, in modo particolare, quelli della Bosnia di oggi, mi hanno imposto di fare qualcosa per non dimenticare; a Srebrenica quindici anni fa abbiamo chiuso gli occhi tutti, il rischio è che ognuno di noi continui a farlo, è troppo più semplice chiuderli ancora, è troppo più semplice dimenticare.

Nei caldissimi anni ’90 sono andato tre volte nei territori della ex Yugoslavia, durante il servizio civile prima e da semplice cittadino poi. Ho incontrato persone con la loro fatica quotidiana, soprattutto donne e bambini, sradicati dai loro territori, spesso in cerca di un luogo, di qualche certezza. Ho davanti i loro volti, ma è stato più semplice metterli in un angolo.

Una frase del primo libro di Elvira mi ha particolarmente colpito, parlando di quei giorni di quindici anni fa, scrive”..insomma non potevano ucciderli, il mondo non lo avrebbe permesso. Cazzo, eravamo pur sempre in Europa. Si fino a quel giorno lo eravamo. Poi, l’Europa è diventata un entità a se stante, un bel mondo di sole. Pance piene, gente cresciuta con il culo al sicuro…”.

Speranza e disillusione

Smettere di dimenticare, smettere di far finta di niente; sono passati molti anni ma le vicende di quel popolo sono ancora appese ad un filo, un filo così facile da spezzare e capace di far ripiombare il paese nel caos, nell’odio più grande. “Non può esservi pace senza giustizia” ha detto il premio nobel per la pace argentino, Adolfo Perez Esquivel, ma purtroppo la giustizia in Bosnia è ancora lontana, e con essa la pace. Nei medesimi villaggi, nelle medesime strade convivono, uno accanto all’altro vittime e carnefici, quasi che niente fosse accaduto, quasi che tutto possa, debba essere dimenticato.

Andare a Srebrenica per l’11 luglio, insieme al collega e amico Marco, è la voglia di non dimenticare, di non perdere la memoria del passato e tenere viva la speranza per il futuro. E’ non far finta di niente, è la volontà di tener viva anche a Pisa, la mia città , l’attenzione per questo popolo, l’attenzione per la loro ricerca di pace, frutto di una giustizia sempre negata.

Migliaia di criminali di guerra continuano a girare indisturbati in quella terra martoriata, sono passati ormai molti anni e la gente di Bosnia continua ad aspettare, ad aspettare che qualcosa accada; il nostro vuole essere un banalissimo contributo per un’attesa di speranza, per un’attesa di giustizia.