Ringraziando Pisa Notizie che ci ha ” ascoltato” vi faccio gli auguri per vacanze rilassanti!

Agosto 3, 2009

“Laico, plurale e aperto: ecco il PD che vogliamo”

Si presenta anche a Pisa la “mozione Marino”. Tra i promotori molti giovani, ma anche esponenti noti come Gino Nunes e Stefano Landucci

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«Quella di Ignazio Marino è l’unica candidatura che può risollevare il PD». Non ha dubbi Samuele Agostini, il giovane coordinatore della mozione che sostiene il medico aspirante segretario del Partito Democratico. «Gli altri parlano ai militanti, ai tesserati», aggiunge, «noi parliamo al paese».

A presentare la “mozione Marino” interviene, nella conferenza stampa, una truppa di giovani e giovanissimi: oltre a Samuele Agostini, che è consigliere provinciale, ci sono Miro Berretta del circolo PD di Putignano, Ranieri Bizzarri del circolo universitario, Andrea Ferrante dell’esecutivo provinciale, Federico Russo di Cascina, Beatrice Coltelli e Nicola Panattoni di S. Giuliano, e tanti altri trentenni o quarantenni. Pochissimi, invece, i “capelli bianchi”. «Siamo orgogliosi di dare voce ai giovani», dice Agostini, «la nostra è una proposta politica che vuole valorizzare anzitutto l’innovazione, la novità».

Eppure – ci tengono a precisarlo, i promotori del “Comitato Marino” – a Pisa la mozione ha raccolto il consenso anche di uomini più “consumati”, con lunghe esperienze di partito o che hanno ricoperto ruoli importanti nelle amministrazioni pubbliche: così, per esempio, hanno aderito uomini come Gino Nunes (a lungo presidente della Provincia di Pisa e vicesindaco al Comune), Silvano Granchi (ex Sindaco di Ponsacco, poi consigliere provinciale, oggi coordinatore del “Tavolo Africa” della Regione Toscana), Ermanno Conti (il consigliere provinciale noto per aver presentato una mozione sul testamento biologico) o il consigliere comunale di Pisa Stefano Landucci.

Le proposte

I promotori presentano con orgoglio i contenuti della loro proposta politica.

Ci sono i temi – da sempre cari a Ignazio Marino – della laicità dello Stato, del testamento biologico, i diritti delle persone di disporre della propria vita. «Laicità», spiega Andrea Ferrante, «è sinonimo di libertà: essere laici non vuol dire contrastare la religione, ma al contrario garantire la libera espressione di tutti». E qualcuno ricorda che lo stesso Ignazio Marino è di fede cattolica.

Franceschini, intervenendo a Pisa, ha parlato di un “partito plurale”, che deve tenere insieme chi ha una sensibilità laica e chi invece – come l’esponente teodem Paola Binetti – si schiera più decisamente con le posizioni della Chiesa. Ma i sostenitori di Marino si arrabbiano con l’attuale segretario: «nessuno di noi vuole cacciare la Binetti», dicono, «semmai è la Binetti che vuole cacciare noi». Ed Ermanno Conti fa l’esempio del testamento biologico: «noi rispettiamo profondamente chi, per cultura e sensibilità religiosa, non vuole che siano interrotti i trattamenti in stato vegetativo permanente. Chiediamo semplicemente che siano rispettate anche altre culture e sensibilità, che ci sia libertà di scelta».

Ma la proposta Marino non si limita ai temi della laicità: è, invece, una proposta politica a tutto campo. Che parte dalla libertà, dai diritti dell’individuo, per affrontare tutti i nodi spinosi del paese: dall’immigrazione – su cui i sostenitori del medico chiedono un’opposizione più incisiva alle politiche repressive del Governo – alla crisi economica, che si può cominciare a risolvere – dicono – valorizzando il merito, l’innovazione tecnologica, la ricerca.

Una proposta “a tutto campo”, insomma: tanto che i suoi sostenitori si arrabbiano a sentir parlare di “terza candidatura”. «La nostra mozione», affermano con orgoglio, «sta raccogliendo consensi ovunque: se sarà la prima, la seconda o la terza lo decideranno gli elettori».

Il modello di partito

Quello ipotizzato dalla “mozione Marino” è un partito laico, plurale, aperto, che accoglie e tiene insieme iscritti e militanti di diversa estrazione e formazione politica.

La metafora è quella del “navigare”. «I tradizionali partiti politici del Novecento», spiegano i sostenitori di Marino, «erano un po’ come dei treni che correvano lungo i binari: il loro percorso era rigido, fissato una volta per tutte. Navigare significa guidare una nave in mezzo ai flutti del mare, correggendo la rotta ogni volta che è necessario».

E un punto di forza della proposta Marino è quella di accogliere le “doppie tessere”. Alla conferenza stampa di presentazione ci sono alcuni militanti del partito radicale – come Enrico Stampacchia – che intendono iscriversi al PD e sostenere la battaglia di Marino. «Le doppie tessere sono sinonimo di laicità», spiegano, «perché al partito si deve aderire per i programmi, non per le ideologie».

Una mozione “pisana”

I promotori del comitato pisano per Marino si dicono orgogliosi per il ruolo che hanno giocato a livello nazionale: l’idea di una “terza mozione”, diversa da quelle di Franceschini e di Bersani, è infatti partita proprio dalla nostra città. «Il gruppo di Pisa», spiega Miro Berretta, «è stato determinante nella definizione di questa candidatura».

«Abbiamo dato», aggiunge Ranieri Bizzarri, «un contributo decisivo anche nella stesura del programma di Marino: per esempio, viene da Pisa la proposta di una Agenzia Nazionale indipendente per il finanziamento della ricerca, che è contenuta nella piattaforma programmatica che sostiene Marino».

Ora, la mozione si prepara alla sua battaglia congressuale anche in provincia di Pisa. «Molti sono d’accordo con noi», dicono, «la scommessa è che escano allo scoperto, che ci sostengano apertamente».


Scelgo Marino!

Luglio 24, 2009

Bisogna mettersi in gioco, smettere di pensare che le cose non cambieranno. Esserci in tanti…non farlo è l’unico modo certo che condanna il Pd alla sconfitta. Ieri I. Marino, nel suo discorso di presentazione, ha esordito così…”noi siamo quelli che si mettono in gioco, perchè non è vero che le cose non cambieranno mai”.

Apertura – Merito – Coraggio – Protezione – Libertà….le cinque parole chiave del progetto di Ignazio Marino, vanno recuperate e rideclinate per il valore che hanno, un valore necessario innanzitutto per la rinascita del nostro paese.

Vi invito a leggere il discorso di ieri a Milano, è sul sito www.ignaziomarino.it

Qualcuno lo prenderà come il sogno di una notte di mezza estate….ma se siamo intanti non sarà solo un sogno! io ci credo!


lettera di p. Alex Zanotelli

Luglio 15, 2009

Mi vergogno di essere italiano e di essere cristiano. Non avrei mai
pensato che un paese come
l’Italia avrebbe potuto varare una legge così razzista e xenofoba. Noi
che siamo vissuti per secoli emigrando per cercare un tozzo di pane (sono 60 milioni gli italiani
che vivono all’estero!), ora
ripetiamo sugli immigrati lo stesso trattamento, anzi peggiorandolo,
che noi italiani abbiamo subito
un po’ ovunque nel mondo.
Questa legge è stata votata sull’onda lunga di un razzismo e una
xenofobia crescente di cui la Lega è
la migliore espressione.
Il cuore della legge è che il clandestino è ora un criminale. Vorrei
ricordare che criminali non sono
gli immigrati clandestini ma quelle strutture economico-finanziarie
che obbligano le persone a
emigrare. Papa Giovanni XXIII nella Pacem in Terris ci ricorda che
emigrare è un diritto.
Fra le altre cose la legge prevede la tassa sul permesso di soggiorno
(i nostri immigrati non sono già
tartassati abbastanza?), le ronde, il permesso di soggiorno a punti,
norme restrittive sui
ricongiungimenti familiari e matrimoni misti, il carcere fino a
quattro anni per gli irregolari che non
rispettano l’ordine di espulsione ed infine la proibizione per una
donna clandestina che partorisce in
ospedale di riconoscere il proprio figlio o di iscriverlo all’anagrafe.
Questa è una legislazione da apartheid, che viene da lontano: passando
per la legge Turco-
Napolitano fino alla non costituzionale Bossi-Fini. Tutto questo è il
risultato di un mondo politico di
destra e di sinistra che ha messo alla gogna lavavetri, ambulanti, rom
e mendicanti. Questa è una
cultura razzista che ci sta portando nel baratro dell’esclusione e
dell’emarginazione.
«Questo rischia di svuotare dall’interno le garanzie costituzionali
erette 60 anni fa – così hanno
scritto nel loro appello gli antropologi italiani – contro il ritorno
di un fascismo che rivelò se stesso
nelle leggi razziali». Vorrei far notare che la nostra Costituzione è
stata scritta in buona parte da
esuli politici, rientrati in patria dopo l’esilio a causa del
fascismo. Per ben due volte la costituzione
italiana parla di diritto d’asilo, che il parlamento non ha mai
trasformato in legge.
E non solo mi vergogno di essere italiano, ma mi vergogno anche di
essere cristiano: questa legge è
la negazione di verità fondamentali della Buona Novella di Gesù di
Nazareth. Chiedo alla Chiesa
Italiana il coraggio di denunciare senza mezzi termini una legge che
fa a pugni con i fondamenti
della fede cristiana.
Penso che come cristiani dobbiamo avere il coraggio della
disobbedienza civile. È l’invito che aveva
fatto il cardinale R. Mahoney di Los Angeles (California) , quando nel
2006 si dibatteva negli Usa
una legge analoga dove si affermava che il clandestino è un criminale.
Nell’omelia del mercoledì
delle ceneri nella sua cattedrale, il cardinale di Los Angeles ha
detto che, se quella legge fosse stata
approvata, avrebbe chiesto ai suoi preti e a tutto il personale
diocesano la disobbedienza civile.
Penso che i vescovi italiani dovrebbero fare oggi altrettanto.
Davanti a questa legge mi vergogno anche come missionario: sono stato
ospite dei popoli d’Africa
per oltre vent’anni, popoli che oggi noi respingiamo, indifferenti
alle loro situazioni d’ingiustizia e
d’impoverimento.
Noi italiani tutti dovremmo ricordare quella Parola che Dio rivolse a
Israele: «Non molesterai il
forestiero né l’opprimerai, perché voi siete stati forestieri in terra
d’Egitto» (Esodo 22,20).


Il nostro silenzio assordante

Giugno 23, 2009

IRAN POST ELECTION PROTESTSQuando le cose accadono a migliaia di Km ci si dimentica di tutto. Si mostra un imbarazzo che si avvicina all’emozione, ma nulla di più,  davanti ai video che scorrono sui nostri computer e sui nostri televisori (meno a dire la verità…).

Davanti alle migliaia di persone che sfilano con i loro fiocchi verdi, per le strade di Teheran, il nostro silenzio è assordante, restiamo muti, drammaticamente muti, ad osservare l’orgoglio di giovani e meno giovani che chiedono democrazia ( concetto così bello e importante troppe volte calpestato anche da noi ); restiamo muti davanti ai corpi feriti o purtroppo ormai inerti, che ci chiedono non solo parole ma anche fatti. Mi fa paura il nostro silenzio, è un silenzio frutto del nostro tempo, incapace di scrollarsi l’apatia che lo determina; un’apatia che ci caratterizza ormai  da anni, siamo troppo presi dai nostri egoismi, dalle nostre belle prospettive fatte sempre meno di valori e di ideali sui quali scommettere. Neanche gli occhi di Neda, 16 anni, in piazza contro i brogli, contro il regime, per la libertà e la democrazia, morta insieme ad altri amici nelle strade di Teheran ci da il coraggio di alzare la voce. Quella voce che manca anche ai nostri governi, troppo occupati in altre faccende o peggio ancora, troppo innammorati di un nemico sulla cui esistenza hanno costruita quella politica del terrore, del riarmo, della guerra, così necessari per la loro economia, per la loro sopravvivenza.


SI al Referendum!

Giugno 15, 2009

Perché rifiutare l’astensione, perché votare Sì

di Stefano Ceccanti

1. La prima scelta è quella tra voto e non voto. Le grandi culture politiche che hanno dato vita alla Costituente ci hanno trasmesso l’importanza del voto libero e segreto come dovere prima che come diritto. Siamo sicuri che sia un progresso sbarazzarcene? Prima che per i singoli cittadini il problema si pone per coloro che hanno un ruolo di orientamento educativo, a partire da vescovi, costituzionalisti e parlamentari. Legittimare autorevolmente l’astensione è sempre sbagliato, anche per i referendum abrogativi per i quali è previsto un quorum molto elevato, pensato in una società in cui votava più del 90% degli elettori. I referendum, come ricordava Moro alla Costituente, sono un importante strumento contro le possibili prevaricazioni di una maggioranza parlamentare ai danni dell’elettorato. Se accettiamo il trucco per cui chi è contrario al risultato anziché fare una battaglia limpida per il No, gioca ad annettersi l’astensionismo cronico, quello che va ormai oltre il 30%, perché è più facile vincere spingendo solo un altro 20% al non voto, svuotiamo uno dei pochi contrappesi che esistono. Né è accettabile criticare tale atteggiamento a giorni alterni: aderendo per i referendum che si vogliono osteggiare e criticandolo per i referendum che si vogliono sostenere. Su questa Agenzia molte voci si levarono a criticare la scelta del cardinale Ruini sulla procreazione assistita. Spero che, per coerenza, quelle stesse persone mantengano la critica al machiavellismo dell’astensionismo e, se contrarie, si schierino francamente per il No. Per di più, in questi ultimi giorni, dopo un incontro privato, Bossi e Berlusconi hanno concordato uno scambio tra astensione al referendum e sostegno al ballottaggio: merita di andare a votare anche contro questo ennesimo episodio di uso privatistico delle istituzioni, elle regole comuni, da parte dell’attuale maggioranza.

2. La seconda scelta è quella tra Sì e No. Essa deve prendere le mosse dall’attuale legge elettorale, la cosiddetta “porcata” (il Ministro Calderoli, uno dei principali sponsor dell’astensionismo). L’obiettivo politico dei quesiti è quello di rimettere in discussione quella bruttissima legge. I quesiti non sono dei fini in sé, sono gli strumenti per raggiungere quegli obiettivi e si devono muovere secondo gli orientamenti della Corte costituzionale, limitandosi a sottrarre norme che lascino comunque operativa la legge. Coi quesiti si poteva proporre di togliere le candidature plurime, che fanno scegliere gli eletti anche dopo il voto, ma non si poteva reintrodurre il collegio uninominale. Non a caso in Parlamento abbiamo presentato varie iniziative per raggiungere quell’obiettivo, a cominciare dall’idea semplice di una legge di un solo articolo per ripristinare la legge Mattarella. E’ poi infondata l’accusa secondo cui con la vittoria del Sì verrebbe data la maggioranza assoluta dei seggi al partito che ha ottenuto una maggioranza solo relativa di voti, perché questo è già possibile con la legge in vigore. Anche al fine di mantenere la scelta diretta dei governanti da parte dei cittadini arbitri sarebbe certo preferibile il collegio uninominale anziché il premio di maggioranza, ma ciò è possibile solo dopo un successo del Sì. Dal punto di vista politico, al di là dei tecnicismi, il successo dell’astensione o del No portano sicuramente al mantenimento della legge Calderoli; dopo un risultato del genere nessuno riuscirebbe a sollevare di nuovo la questione di una sua riforma. Chi si astiene o vota No non venga quindi poi a lamentarsi ancor della legge vigente. Al contrario, proprio perché una forza importante della maggioranza, la Lega Nord , in caso di successo sarebbe radicalmente contraria alla legge che risulterebbe dai quesiti, proprio questo fatto costituirebbe una polizza di assicurazione per una successiva riforma parlamentare.


e ora…?

Giugno 10, 2009

anche per l’analisi mi affido a Prodi….

“Due sono le lezioni che arrivano ai partiti di centrosinistra dalle recenti elezioni: una lezione per l’Europa ed una per l’Italia. Riguardo all’Europa la batosta complessiva dei socialisti è stata troppo ampia e diffusa per non obbligare a ripensare al semplice interrogativo se essi siano in grado di fare avanzare da soli il complesso compito del riformismo europeo.

I dubbi nascono anche dal fatto che questa diffusa disfatta avviene in un momento di grave crisi economica con profondi disagi concentrati soprattutto nelle categorie tradizionalmente rappresentate dagli stessi partiti socialisti, a partire dai lavoratori di più basso livello e dai precari.

Qualche anno fa l’idea di pensare ad una nuova alleanza fra i progressisti (chiamata forse troppo pomposamente ulivo mondiale) era stata scartata come una proposta fuori dalla storia. Ho paura che quest’idea nella storia ci debba ritornare, almeno per aiutare a rielaborare le proposte che i diversi partiti socialisti hanno presentato ai loro elettori. E ci debba ritornare con una forte e coraggiosa politica europea. Abbiamo infatti assistito ad elezioni europee nelle quali le tesi degli euroscettici erano chiarissime, mentre le voci dei filo-europei erano flebili e non si concretizzavano in proposte precise.

La lezione per il centrosinistra italiano è altrettanto chiara, anche se maggiormente scontata in quanto i danni della frammentazione si erano già resi evidenti nelle precedenti contese elettorali.

Per il Partito Democratico in particolare il risultato, soprattutto mettendolo a confronto con le cattive previsioni e con il relativo flop del Pdl,è stato abbastanza buono da garantire la durata del partito stesso. Ma è stato abbastanza cattivo per obbligare a quel grande dibattito ideologico e programmatico di cui un nuovo partito ha assolutamente bisogno. E che è finora mancato. Insomma la lezione europea e la lezione italiana si intrecciano fra di loro e rendono necessario un rinnovamento radicale.”

Romano Prodi


Verso le elezioni!

Giugno 3, 2009

Care amiche e cari amici,

nel momento in cui ribadisco la mia già provata volontà di rimanere al
di fuori della politica del nostro Paese,  sento il dovere, come
semplice cittadino, di sottolineare l’importanza del voto a cui noi
italiani siamo chiamati.

Anzitutto un voto per l’Europa . In questa linea richiamo la necessità
di rafforzare il Partito democratico ricordando come esso abbia sempre
con convinzione sostenuto le grandi scelte europee quali l’euro e
l’allargamento che , come si è dimostrato in questa fase di durissima
crisi , sono  la principale difesa per l’Europa e l’Italia.

La seconda ragione nasce dall’intensificarsi di numerosi segnali di
allarme e di interrogativi da parte di tanti amici ed osservatori
stranieri per la caduta di dignità e per  la qualità democratica del
nostro paese, segnali che ho colto con sofferenza  nella mia  attività
internazionale.
Di fronte a questo il Partito democratico, pur nel suo non facile
cammino, è l’unica concreta  risposta.

Non è tempo né di astensioni né di sofisticate distinzioni.
È il momento di dimostrare che l’Italia può essere diversa , che ha
profonde radici  etiche e che è ancora capace di contribuire alla
crescita democratica di una nuova Europa.

Con amicizia

Romano  Prodi


IMMIGRATI “RESPINTI” PER FINI ELETTORALI

Maggio 22, 2009


Pubblico volentieri questo articolo di B. Del Colle apparso su Famiglia Cristiana del 17 maggio

La politica del “respingimento”, e proposte come quella di riservare ai milanesi posti sulla metropolitana, puntano sulla paura e la sicurezza e aumentano l’intolleranza.

Ci sono tre aspetti della questione immigrati con i quali occorre confrontarsi. Il primo è quello riguardante i cinque milioni di persone di origine straniera (di cui quattro milioni sono regolari e un milione irregolari) che vivono da anni in Italia, facendone un Paese già multietnico. La politica del Governo è volta a rendere la loro esistenza sempre più difficile mediante un “piano sicurezza” che colpisce in particolare i “clandestini”; non tenendo conto del fatto, accertato da indagini di organismi ecclesiali, che nove immigrati su dieci hanno trascorso all’inizio un periodo di clandestinità, o vi sono tornati almeno temporaneamente per la fine dei permessi di residenza.

Il secondo è quello che riguarda in particolare l’immigrazione clandestina dall’Africa, con le drammatiche vicende di questi giorni, con le operazioni di “respingimento” dei barconi carichi di uomini, donne, bambini. Per il ministro dell’Interno si tratta di “una svolta storica”. In realtà è storia vecchia. Gli africani, prima li abbiamo schiavizzati per due o tre secoli, e quelli che morivano sulle terribili galere venivano sepolti nell’Atlantico (come quelli che scompaiono adesso nel Mediterraneo); poi per oltre un secolo li abbiamo colonizzati, per portargli via materie prime che servivano alla nostra industrializzazione; adesso non li vogliamo fra di noi, punto e basta. E l’Onu, le associazioni umanitarie, la stessa Chiesa dicano quello che vogliono.

Le norme internazionali sul diritto all’asilo sono carta straccia. Li rimandiamo in Libia, incuranti del fatto che Tripoli non ha mai riconosciuto la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati; e del fatto che solo nel 2008 il 75 per cento di chi è giunto via mare in Italia ha chiesto asilo politico e che al 50 per cento di essi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Dunque, prima di “respingerli” occorre almeno verificare questo diritto.

È appena uscito un libro-antologia, Fede, ragione, verità e amore (ed. Lindau, Torino), che raccoglie 37 scritti di varie epoche dell’attuale pontefice Benedetto XVI. Vi si legge questa frase: «Le società possono divenire cieche al diritto in vasti ambiti. Pensiamo alla cecità della società “cristiana” di fronte al problema della schiavitù durante l’età del primo colonialismo; pensiamo alla cecità che, sotto la pressione della propaganda, dilagò nella Germania nazionalsocialista e negli Stati retti a regime marxista. Per tale ragione i cristiani non devono facilmente abbandonare la società a sé stessa, (…) hanno il dovere di lottare per un diritto “giusto”».

Terzo punto, la politica. Quanto succede oggi è in funzione delle imminenti elezioni europee e amministrative e del referendum del 21 giugno. La maggioranza punta molto sulla paura e sulla sicurezza.

Nell’autunno scorso monsignor Nozza, direttore della Caritas, scrisse sull’Osservatore romano: «La politica è creazione di opinioni non tenute al guinzaglio dell’opinione corrente; è capacità e coraggio di influire sul giudizio politico dei cittadini; è azione capace di opera-re perché si determinino cambiamenti nell’opinione pubblica imperante», alla quale arrivano invece dalla politica «segnali contrari che – per mitigare le frustrazioni di chi vede riflesse nell’altro, nel diverso, le proprie insicurezze – alimentano un clima di paura e di intolleranza».

Beppe Del Colle

Inaugurazione Bottega “Saperi e Sapori di Legalità”

Maggio 14, 2009

Vi segnalo le iniziative in occasione dell’apertura della bottega “Saperi e Sapori di legalità” promossa dall’associazione “Ora Legale”, insieme a “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

All’interno saranno venduti prodotti provenienti dalle terre confiscate alle mafie e prodotti frutto di percorsi di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.

manifesto


211: Anna

Maggio 8, 2009

4548_anna-politkovskaya“Sensibile al dolore degli oppressi, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora, un modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile.” A. Glucksmann su Anna Politkovskaja….cinema Odeon stasera proiezione del film documentario 211: Anna