Per 28 anni, dal 1961 al 1989, il muro di Berlino ha tagliato in due non solo una città, ma un intero paese. Fu il simbolo delle divisione del mondo in una sfera americana e una sovietica, fu il simbolo più crudele della Guerra Fredda. Ma l’avvento di Mikail Gorbaciov e la perestroika invadono tutta l’Europa e anche in Germania Est le cose precipitano. La sera del 9 novembre un portavoce del governo della DDR annuncia una riforma molto ampia della legge sui viaggi all’estero, la gente di Berlino est la interpreta a modo suo: il muro doveva sparire. Migliaia di persone si riunirono all’est davanti al muro, ancora sorvegliato dai soldati, ma migliaia di persone stavano anche aspettando dall’altra parte del muro, all’ovest, con ansia e preoccupazione. Nell’incredibile confusione di quella notte, qualcuno, e ancora oggi non si sa esattamente chi sia stato, dette l’ordine ai soldati di ritirarsi e, tra lacrime ed abbracci, migliaia di persone dall’est e dall’ovest, scavalcando il muro, si incontrarono per la prima volta dopo 29 anni.
Sono passati 20 anni da quel giorno, e il giudizio su quel momento non può che essere contraddittorio. Alle enormi aspettativa sono seguiti anni difficili e pericolose involuzioni. La caduta del muro di Berlino e il crollo dell’impero sovietico hanno determinato la fine di un regime, a lungo una dittatura oppressiva, incapace di costruire un’alternativa alla democrazia affermatasi nello stesso periodo in Occidente. Ma il ventennio che ne è seguito e che oggi celebriamo, è carico di fallimenti sia politici che economici. Le diverse problematiche della globalizzazione non sono state affrontate adeguatamente, creando veri e propri drammi sociali e politici, ma anche conseguenze disastrose da un punto di vista culturale ed ambientale. Il nuovo disordine mondiale, succedutosi a quel mondo bipolare, che in qualche modo aveva un ordine e regole interne, ha creato un baratro tra i più deboli e i più forti, fossero questi ultimi, paesi, classi sociali o lobby di potere. La più che diffusa conflittualità, ha evidenziato l’incapacità degli organismi internazionale e delle cosidette superpotenze, di garantire la pace e contemporaneamente si sono sviluppati predomini di piccole oligarchie in molti paesi occidentali che hanno messo in crisi la democrazia favorendo al tempo stesso, come nel nostro paese, risposte populiste con segni autoritari.
Solo in quest’ultimo anno la vittoria democratica negli Stati Uniti con Obama ha ridato speranza a molti; quella speranza di pace e democrazia che si poteva leggere negli occhi pieni di lacrime dei cittadini berlinesi venti anni fa.
Novembre 11, 2009 alle 12:33 pm |
….e il Berlusca s’addormenta….