IMMIGRATI “RESPINTI” PER FINI ELETTORALI

Maggio 22, 2009


Pubblico volentieri questo articolo di B. Del Colle apparso su Famiglia Cristiana del 17 maggio

La politica del “respingimento”, e proposte come quella di riservare ai milanesi posti sulla metropolitana, puntano sulla paura e la sicurezza e aumentano l’intolleranza.

Ci sono tre aspetti della questione immigrati con i quali occorre confrontarsi. Il primo è quello riguardante i cinque milioni di persone di origine straniera (di cui quattro milioni sono regolari e un milione irregolari) che vivono da anni in Italia, facendone un Paese già multietnico. La politica del Governo è volta a rendere la loro esistenza sempre più difficile mediante un “piano sicurezza” che colpisce in particolare i “clandestini”; non tenendo conto del fatto, accertato da indagini di organismi ecclesiali, che nove immigrati su dieci hanno trascorso all’inizio un periodo di clandestinità, o vi sono tornati almeno temporaneamente per la fine dei permessi di residenza.

Il secondo è quello che riguarda in particolare l’immigrazione clandestina dall’Africa, con le drammatiche vicende di questi giorni, con le operazioni di “respingimento” dei barconi carichi di uomini, donne, bambini. Per il ministro dell’Interno si tratta di “una svolta storica”. In realtà è storia vecchia. Gli africani, prima li abbiamo schiavizzati per due o tre secoli, e quelli che morivano sulle terribili galere venivano sepolti nell’Atlantico (come quelli che scompaiono adesso nel Mediterraneo); poi per oltre un secolo li abbiamo colonizzati, per portargli via materie prime che servivano alla nostra industrializzazione; adesso non li vogliamo fra di noi, punto e basta. E l’Onu, le associazioni umanitarie, la stessa Chiesa dicano quello che vogliono.

Le norme internazionali sul diritto all’asilo sono carta straccia. Li rimandiamo in Libia, incuranti del fatto che Tripoli non ha mai riconosciuto la Convenzione di Ginevra del 1951 sui rifugiati; e del fatto che solo nel 2008 il 75 per cento di chi è giunto via mare in Italia ha chiesto asilo politico e che al 50 per cento di essi è stata concessa una forma di protezione internazionale. Dunque, prima di “respingerli” occorre almeno verificare questo diritto.

È appena uscito un libro-antologia, Fede, ragione, verità e amore (ed. Lindau, Torino), che raccoglie 37 scritti di varie epoche dell’attuale pontefice Benedetto XVI. Vi si legge questa frase: «Le società possono divenire cieche al diritto in vasti ambiti. Pensiamo alla cecità della società “cristiana” di fronte al problema della schiavitù durante l’età del primo colonialismo; pensiamo alla cecità che, sotto la pressione della propaganda, dilagò nella Germania nazionalsocialista e negli Stati retti a regime marxista. Per tale ragione i cristiani non devono facilmente abbandonare la società a sé stessa, (…) hanno il dovere di lottare per un diritto “giusto”».

Terzo punto, la politica. Quanto succede oggi è in funzione delle imminenti elezioni europee e amministrative e del referendum del 21 giugno. La maggioranza punta molto sulla paura e sulla sicurezza.

Nell’autunno scorso monsignor Nozza, direttore della Caritas, scrisse sull’Osservatore romano: «La politica è creazione di opinioni non tenute al guinzaglio dell’opinione corrente; è capacità e coraggio di influire sul giudizio politico dei cittadini; è azione capace di opera-re perché si determinino cambiamenti nell’opinione pubblica imperante», alla quale arrivano invece dalla politica «segnali contrari che – per mitigare le frustrazioni di chi vede riflesse nell’altro, nel diverso, le proprie insicurezze – alimentano un clima di paura e di intolleranza».

Beppe Del Colle

Inaugurazione Bottega “Saperi e Sapori di Legalità”

Maggio 14, 2009

Vi segnalo le iniziative in occasione dell’apertura della bottega “Saperi e Sapori di legalità” promossa dall’associazione “Ora Legale”, insieme a “Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie”.

All’interno saranno venduti prodotti provenienti dalle terre confiscate alle mafie e prodotti frutto di percorsi di inserimento lavorativo di soggetti svantaggiati.

manifesto


211: Anna

Maggio 8, 2009

4548_anna-politkovskaya“Sensibile al dolore degli oppressi, incorruttibile, glaciale di fronte alle nostre compromissioni, Anna è stata, ed è ancora, un modello di riferimento. Ben oltre i riconoscimenti, i quattrini, la carriera: la sua era sete di verità, e fuoco indomabile.” A. Glucksmann su Anna Politkovskaja….cinema Odeon stasera proiezione del film documentario 211: Anna


Solidarietà…roba da matti!?

Maggio 7, 2009

1241682378561_controlli-alla-frontiera-nHo lavorato poco meno di due anni in provincia di Cremona, presso una struttura molto grande, sicuramente anacronistica ma al tempo stesso piena di umanità, dove per la prima volta, nella mia vita professionale ho incontrato la malattia mentale: è stata un’esperienza importante, faticosa ma toccante..che oggi ricordo sempre con molto piacere. Mi ha insegnato tante cose, e visto che mi sono sono imbattuto in questo articolo di Repubblica,mi piaceva rendere il giusto tributo a questa esperienza, a queste persone. La solidarietà si fa con i gesti, con le parole, con le esperienze…in questo articolo, di cui trascrivo alcune parti è raccontato un viaggio particolare..Parma-Pechino, da cui è stata fatto prima un libro e ora un film…

“La malattia mentale è una prigione, una gabbia dalla quale bisogna cercare di uscire. Come non si può curare un pesce tirandolo fuori dall’acqua, così non si può curare un malato psichico chiudendolo in un luogo lontano dal suo contesto di vita”: in questa frase pronunciata da Paolo, uno degli 11 matti parmigiani che ha vissuto la meravigliosa avventura nell’estate del 2007 sta il senso di una iniziativa che sembrava “folle” persino a chi l’ha concepita. Invece Andrea, Antonella, Andrea, Cecilia, Gianluca, Luca, Luciana, Luigi, Massimo, Olga e Paolo sono partiti con il treno speciale con 208 persone, e sono arrivati nella capitale cinese dopo aver portato la loro testimonianza in giro per mezzo mondo, una testimonianza di libertà che per molte persone nella loro condizione, in Asia, ma anche in Europa, è ancora tutta da conquistare.“Il viaggio siamo noi, né folli né normali, diversi fra gli uguali”, dicono con orgoglio i protagonisti consapevoli che non si tratta di una gita turistica, ma di una “missione” attraverso due continenti: la missione è quella di portare anche in Paesi come la Russia e la Cina la testimonianza che la malattia mentale non deve essere ragione di esclusione, di certificazione della diversità nel chiuso di strutture, ma può essere un problema con cui si può tutti convivere e una risorsa da valorizzare. Questo ha significato l’esperienza parmigiana di Mario Tommasini e Franco Basaglia, autore di una legge che è stata definita “ancora oggi incompiuta” perche anche la libertà ha un prezzo, e lo Stato non ha mai convertito a favore dell’inclusione sociale le risorse che prima buttava nei manicomi. Budapest, Mosca, Transiberiana, Irkusk, Ulan Bator, e finalmente, il 24 agosto il “treno del fare assieme”  arriva a Pechino. A Pechino arrivano con il treno locale fra gli sguardi increduli dei pendolari, devono fare naturalmente i conti con la burocrazia, ma portano il loro messaggio “Insieme liberamente” impresso lettera per lettera sulle magliette “made in China”, rivolto anche a chi non può leggere e a chi non è capace ancora di sentire, certi che domani il diritto dei malati a vivere liberi  nel loro ambiente diventerà possibile anche in Cina….Si chiude così il reportage su carta patinata di questo indimenticabile agosto 2007, “il viaggio dei mille incontri, delle mille amicizie, dei mille saperi, delle mille risorse, della responsabilità condivisa, dei sette amori, dei tanti fusi orari, dei tantissimi piaceri, il viaggio dei “matti”. Che roba!”….da matti aggiungo io!