Le aziende partecipate: un’opportunità o un limite per la crescita dell’economia pisana?

In questi giorni abbiamo letto sui giornali locali diversi articoli inerenti all’assetto futuro di Geofor. Non seguo direttamente le questioni essendo di competenza di altra Commissione, ma ho parlato con l’amico e collega Consigliere comunale A. Mazzeo, di cui ho stima,  che mi ha proposto questa importante riflessione che vi giro volentieri.

In queste settimane nella IV commissione comunale, che presiedo, mi sono trovato ad affrontare diverse volte tematiche legate alle società partecipate dal Comune e al loro impatto sull’economia pisana. L’opposizione ha sempre definito le aziende partecipate un limite, io invece credo che possano diventare un’opportunità se mettiamo in atto due azioni concrete:- cambiare il modello delle partecipazioni comunali (creando una holding);
- selezionare il management pubblico attraverso criteri di meritocrazia e di competenze e non sempre attraverso “vecchie logiche di partito”.
Nel primo caso la creazione di una holding è fondamentale in quanto gli amministratori riconoscerebbero un referente qualificato e competente nel management della holding al quale devono rispondere non solo in termini politici. Questa governance, anche se creerebbe maggior distacco tra il consiglio Comunale e le aziende partecipate, risulta piu efficace rispetto alla situazione attuale in quanto i manager pubblici vedono l’unità operativa del Comune come un luogo a cui inviare meramente i dati di bilancio e non come luogo di indirizzo politico. Inoltre (ma i motivi sono molti di più e non mi dilungo qui a presentarli) si creerebbero diverse economie di scala:
- conseguire un utilizzo efficiente ed efficace delle risorse interne;
- reperire soluzioni comuni ai vari problemi aziendali;
- ridurre le diseconomie legate alla presenza di funzioni identiche all’interno del gruppo;
Nel secondo caso, mi sono reso conto (con grande rammarico) che alcune nostre aziende partecipate potrebbero essere gestite in maniera più efficace ed innovativa da manager qualificati e non da politici prestati al management. Su questo credo che il PD, se vuole diventare un grande partito riformista, non debba fare sconti verso nessuno. Gli amministratori attualmente in carica devono essere valutati per la loro capacità di aver saputo guidare l’Azienda (è semplice farlo, basta leggere i Bilanci e i piani industriali), per il livello di raggiungimento degli obiettivi proposti. I nuovi amministratori devono essere invece scelti con criteri di meritocrazia e in base alle competenze nel settore di interesse. Basta scegliere il management pubblico (voglio essere molto chiaro e diretto) con “vecchie logiche di partito”!

Una Risposta a “Le aziende partecipate: un’opportunità o un limite per la crescita dell’economia pisana?”

  1. fabiano Dice:

    sarebbe molto utile una riflessione su questo tema; le considerzioni di Mazzeo sono interessanti, ma i pochi “dati” che ci vengono forniti non consentono di vare valutazioni, a parte quelle, scontate, che ci vogliono manager e non dilettanti allo sbaraglio. Non ho chiaro perchè ci vorrebbe una holding; non credo che la “governance integrata” delle partecipazioni si realizzi creando un’altra struttura. Non credo neppure che sia giusto mantenere partecipazioni in alcune aziende per servizi pubblici locali “maturi”, che dovrebbero essere affidati con gara. Ma sono queste considerazini a caldo e probabilmente superficiali. Mentre, con convinzione, lamento il fatto che su queste cose le decisioni si prendono in circoli ristrettissimi. Grazie comunque per averne parlato qui

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