Ilaria Alpi…15 anni dopo…

Marzo 23, 2009

32587-alpi20 Marzo 1994- 20 Marzo 2009. 15 anni fa a Mogadiscio, in Somalia, venivano barbaramente assasinati Ilaria Alpi e Miran Hrovatin. Due persone, due giornalisti italiani Rai che erano in Somalia per svolgere il proprio mestiere con passione e professionalità. Per raccontare quello che succedeva in quel martoriato paese. Quest’anno ricorre il 15 anniversario della loro morte e verità e giustizia sono lontane. In questi quindici anni la vita di molti giornalisti è stata spezzata senza trovare giustiazia per molti di loro. Mi chiedo quante morti ancora dovremmo vedere, quante morti ancora i parenti e gli amici dovranno piangere…Mi viene spontaneo accostare la storia di Ilaria a quella di Anna Politkovskaja…paesi diversi, storie diverse, ma finali per ora tristemente uguali..senza giustizia! Mi fa paura questo mondo che annulla e dimentica, che cerca di mettere nell’oblio chi dall’oblio voleva far uscire storie e vite semplici e sacrificate in nome del potere. Rendere loro giustizia, non è solo un atto di stile, è una svolta contro questo mondo ottuso, chiuso, “imbonito” da quello che giornalmente ci viene offerto e che passivamente, troppo spesso, “digeriamo”.


Grazie Dario!

Marzo 16, 2009

Poche parole, semplici ma concrete, chiare e diritte al cuore del problema. In questo periodo così faticoso ho apprezzato sopra ogni aspettativa, lo stile di Dario Franceschini, nuovo segretario del PD. Solo un esempio ma altamente significativo, a Pisa dopo l’ordinanza anti-borsoni del sindaco… “Vogliamo prendere il più scomodo di tutti? L’immigrazione, naturalmente. Che porta differenze, la presenza di culture altre. Che tuttavia fanno nascere società più giovani e colorate di quelle rinchiuse nella paura. Me lo faccia dire: io provo orrore per gli uomini politici che guardano soltanto agli interessi contingenti. Questa non è politica. Io credo che occorra uno shock culturale rispetto all’idea che i riformisti devono dire cose di destra con un pò di equità sociale aggiunta”. Tratto da un’intervista nell’Espresso attualmente in edicola… Grazie Dario!


IL FUNERALE DEL VOLONTARIATO

Marzo 3, 2009

volentieri pubblico questa nota di don Antonio Cecconi apparsa su Toscana Oggi di alcuni giorni fa.

Forse siamo alla morte del volontariato, possiamo a organizzarci per il funerale. Perché la morte del volontariato potrebbe essere uno degli esiti del riconoscimento statale, all’interno di un decreto governativo sulla sicurezza, di “ronde di volontari”. Vale a dire squadre di individui allevati da forze sociali e gradite a soggetti politici che, le une e gli altri, da tempo predicano e praticano razzismo e xenofobia.

L’allarme è serio, per la forma e per la sostanza. Il motivo di tipo formale è assolutamente importante per chiunque abbia una concezione democratica della politica: riguarda uno Stato – e cioè anche Regioni ed Enti locali – che avoca a sé il compito di inquadrare, finalizzare e anche (a quanto par di capire) promuovere gruppi spontanei di cittadini “volontari”.

Ignorando e/o disprezzando la legislazione esistente sul volontariato e l’associazionismo di promozione sociale e ancor prima la carta costituzionale, secondo cui lo Stato – di fronte a quelli che ora chiamiamo soggetti del terzo settore e che un tempo venivano definiti “corpi intermedi” – deve fare un passo indietro e limitarsi a riconoscere.

Nello specifico, in tema di vigilanza dell’ordine pubblico e tutela della sicurezza e incolumità dei cittadini, come può uno Stato prevedere per legge di farsi “aiutare” da gruppi organizzati il cui fine non è il bene comune, ma un pregiudizio sfavorevole verso una parte dei cittadini o dei residenti in un determinato territorio? Perché è chiaro che queste ronde sono composte da soggetti che dichiarano di voler vigilare e “ripulire” territori invasi da ladri, spacciatori, prostitute, stupratori, zingari, musulmani o semplicemente stranieri. Accettare il supporto delle ronde significherebbe, per lo Stato, dichiararsi “di parte”. In prospettiva, porre le basi per leggi che non siano uguali per tutti.

E poi c’è il motivo sostanziale, legato all’uso indebito del termine volontariato.

Una parola che include ambiti di impegno e modi di interventi sociali diversissimi, ma sempre legati a scopi e gesti che si qualificano come solidali, filantropici, umanitari, assistenziali, benefici e – per i cristiani – caritativi e misericordiosi. Aggettivi rischiosi, un po’ appannati per l’usura del tempo, ma ancora validissimi nell’ispirazione originaria.

Perché solidarietà è parola chiave della convivenza civile, uno dei cardini della Costituzione italiana.

Filantropia dice amicizia per l’uomo, generosità verso ogni nostro simile che si trovi nel dolore e nel bisogno. Umanitario è il sentimento e il comportamento di chi vuol difendere i membri della razza umana dal rischio di diventare belve che si sbranano. Assistenza significa stare accanto, fermarsi vicino a chi non ce la fa, dedicare tempo e cure ai membri più deboli e malati della comunità. Beneficenza è fare il bene, condividere con altri le proprie risorse in piena libertà, gratuità e assenza di secondi fini. Carità è tutt’altro che elemosina, è il gesto di chi dà per amore qualcosa di importante – e anche tutto, fino al dono estremo della vita – perché così ha fatto Gesù di Nazaret. Misericordia è il “cuore mistero” di Dio che si china sulle nostre miserie, che ci tira su dal male materiale e morale e ci accoglie nella sua casa, una casa in cui c’è posto per tutti, nessuno escluso, tutti figli dello stesso Padre, tutti membri dell’unica famiglia umana.

Provate a prendere tutti o solo alcuni di questi termini e applicarli alle ronde di cui sopra: impossibile! Una cosa invece è certa: praticare il volontariato significa declinare personalmente e in gruppo quelle parole, tradurle in gesti e impegni quotidiani, feriali, mai ostentati e senza attesa di ricompense né riconoscimenti che non siano stare in pace con la propria con la propria coscienza, in armonia con la comunità a cui si appartiene e col mondo intero.

È così che sono cresciute generazioni di cittadini e di cristiani. Speriamo di non doverli convocare per un funerale.

Antonio Cecconi