Giornate della Memoria

Gennaio 28, 2009

“Anche oggi il mio cuore è morto più volte, ma ogni volta ha ripreso a vivere. Io dico addio di minuto in minuto e mi libero da ogni esteriorità. Recido le funi che mi tengono ancora legata, imbarco tutto quel che mi serve per intraprendere il viaggio. Ora sono seduta sulla sponda di un canale silenzioso, le gambe penzolanti dal muro di pietra, e mi chiedo se il mio cuore non diventerà così sfinito e consunto da non poter più volare liberamente come un uccello” da Lettere di Etty Hillesum


fragile tregua

Gennaio 20, 2009

images       Ecco il mio intervento di oggi all’assemblea pubblica e congiunta, Comune e Provincia sulla questione palestinese…una traccia…poi li qualcosa ho tolto.. ho aggiunto…

Mi sono chiesto in questi giorni dove eravamo, dove eravamo in tutti questi anni, che successivi agli accordi di Oslo del 1993 avevano tracciato una linea che poteva portare alla pace. Dov’è finita la politica, quella politica che doveva garantire questo percorso, quella politica che doveva supplire alle morti dei principali attori di quegli accordi, Isaac Rabin e Yasser Arafat…due morti diverse ma due persone che hanno giocato la loro vita per la pace. Come ci mancano,come mancano a quella terra.

Dove sono state Onu e comunità europea in tutti questi anni…spaccate da veti incrociati e mai vere protagoniste di un cammino di pace. Cosa fa l’Onu..incapace di far seguire i fatti alle dichiarazioni; strumento ormai tristemente inefficace e annullato dagli eventi che può rilanciare la sua azione politica solo con gesti forti, eclatanti e anche se solo simbolici altamente importanti, come sarebbe quello di trasferire da subito la propria sede da N.Y a Gerusalemme. La politica estera della comunità europea, eterno problema della comunità stessa, ma purtroppo eterno problema che si ripercuote puntualmente nelle politiche di pace che potevano cambiare il corso della storia di questi ultimi anni…è successo in Afghanistan, in Iraq e da sempre in quella che per me è anche Terra Santa…terra dono prezioso per tutto il mondo. Oggi invece, e da più di 60 anni purtroppo, è solo terra di sangue, di sangue ebreo, palestinese, ma sopratutto sangue di uomo, di donna e bambino!

Invece lasciamo gestire il mondo a quella politica marcia che fa scadenzare la propria agenda dai poteri economici, inventando come abbiamo visto in Iraq, notizie poi risultate false nel triste silenzio di tutti.

… ancora oggi il paradosso del muro in Israele è il paradigma di tutte quelle situazioni in cui si affida alla separazione armata il compito di garantire le condizioni della convivenza e della sicurezza… La chiave per aprire brecce nel muro della diffidenza e dell’odio e per costruire ponti di collaborazione e di fraternità è tutta qui: nella scommessa sul dialogo e sulla nonviolenza, e nella scommessa sulle possibilità di educare al dialogo e alla nonviolenza stessa… Una chiave antica come l’uomo ma sempre così attuale e necessaria. E’ necessario che si riprenda un percorso che garantisca la sicurezza per il popolo israeliano e la giustizia per il popolo palestinese: fino a quando non sarà finalmente avviato uno sviluppo economico dei territori palestinesi, con libertà di movimento, con possibilità di commercio, con prospettive di futuro sociale e politico, con la possibilità di autodeterminazione per il popolo palestinese, non ci potrà essere vera pace, ma solo una tregua fra un conflitto ed il successivo.

I bambini e le bambine di Gaza, più di 700 mila, così come tutti i giovani israeliani non possono aspettare l’inizio di nuove ostilità hanno bisogno di noi, di tutti noi;

delle Nazioni Unite e della Comunità europea che da subito si attivano per garantire il dispiegamento di una forza d’intersposizione internazionale, attivando al tempo stesso il raggiungimento di un accordo di pace giusto e duraturo basato sul principio “ due stati per due popoli”;

ma anche delle comunità locali, della rete europea degli Enti locali, che decida l’organizzazione di una missione di pace.

Nessuno può sottrarsi a questo compito, nessuno può chiamarsi fuori. Siamo tutti coinvolti, tutti corresponsabili. La pace è il nostro bene più prezioso, custodiamolo con cura, urliamo la nostra voglia di Pace. Dobbiamo uscire dalla cultura della guerra, è vecchia e inadeguata, fallimentare! Anche il buon senso dopo 60 anni dovrebbe farci pensare questo

La nostra teoria dell’equidistanza ha poco futuro quello che dobbiamo mettere in atto è un’ equivicinanza, con tutte le vittime di entrambi gli schieramenti.

Solo sentendoci vicini ai più deboli possiamo cambiare il nostro modo di pensare e cominciare così a costruire la pace in questo difficile tempo di guerra.


se si può ancora dire Buon Anno!

Gennaio 8, 2009

 ansa_14693016_184901

….vista la situazione nella striscia di Gaza mi associo a quanto scritto da Px Christi che di seguito pubblico

FERMATEVI SUBITO, FERMIAMOCI TUTTI!
“Quello in corso a Gaza è un massacro, non un bombardamento,
è un crimine di guerra e ancora una volta nessuno lo dice”.
P. Manauel Musallam, parroco a Gaza, 27 dicembre 2008.
Un inferno di orrore, morte e distruzione, di lutti, dolore e odio si sta
abbattendo in queste ore sulla Striscia di Gaza e sul territorio israeliano
adiacente.
A voi, capi politici e militari israeliani,
chiediamo di considerare che insieme ai ‘miliziani’ di Hamas state
colpendo, uccidendo e ferendo centinaia di civili palestinesi.
Non potete non averlo calcolato.
Non potete non sapere che a Gaza non esistono obiettivi da mirare
chirurgicamente. Non potete non aver messo in conto che da troppo tempo
è la popolazione di Gaza a vivere sotto embargo, senza corrente elettrica,
senza cibo, senza medicine, senza possibilità di fuga.
Le vostre crudeli operazioni di guerra compiono opera di morte su donne,
bambini e uomini che non possono scappare né curarsi e sopravvivere,
essendo strapieni gli ospedali e vuoti i forni del pane.
Ascoltate i vostri stessi concittadini che operano nelle organizzazioni
israeliane per la pace:
“Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio.
Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe
stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse
le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare.
Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni
di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”.
FERMATEVI SUBITO!
A voi, capi di Hamas,
chiediamo di considerare che i vostri razzi artigianali lanciati verso le
cittadine israeliane poste sul confine,
sono strumenti ulteriori di distruzione e, per fortuna raramente, di
morte, e creano inutilmente paura e tensione
tra i civili. Sono una assurda e folle reazione all’oppressione subita,
che si presta come alibi per un’aggressione
illegale. Se foste più potenti, capi di Hamas, vorreste forse raggiungere
i livelli di distruzione dei vostri
nemici? E non essendolo, a che scopo creare panico, odio e desiderio di
vendetta nei civili israeliani che
vivono a fianco alla vostra terra? Quali strategie di desolazione,
disumane e inefficaci, state perseguendo?
FERMATEVI SUBITO!
E noi donne e uomini che apparteniamo alla ’società civile’,
FERMIAMOCI TUTTI!
Sostiamo almeno un minuto accanto a tutti i civili che soffrono.
Alle centinaia di ammazzati palestinesi, che per noi non avranno mai
nome e volto, come alla vittima israeliana.
Alle centinaia di feriti palestinesi e ai fortunatamente pochi feriti israeliani.
A chi ha perso la casa. A chi non può curarsi.
E poi, tutti insieme, alziamo la voce: non è questa la strada che porterà
Israele a vivere in pace e sicurezza.
Non è questa la strada che porterà i palestinesi a vivere con dignità in
uno Stato senza più occupazione militare, libero e sovrano.
I media italiani in questi giorni hanno purtroppo mascherato una folle e
premeditata aggressione -e soprattutto
l’insopportabile contesto di un assedio da parte di Israele che per mesi
ha ridotto alla fame un milione e mezzo
di persone- scegliendo accuratamente alcuni termini ed evitandone altri.
La maggior parte dei quotidiani e telegiornali hanno affermato che “è
stato Hamas a rompere la tregua”.
Invece il 19 dicembre è semplicemente scaduta una tregua della durata
concordata di sei mesi.
L’accordo comprendeva: Il cessate-il-fuoco, la sua estensione nel giro
di qualche mese alla Cisgiordania e la fine del blocco di Gaza.
Questi impegni non sono stati rispettati da Israele (25 palestinesi uccisi
solo dalla firma dell’accordo) e quindi Hamas non l’ha rinnovato.
Ancor più precisamente, già ai primi di novembre, Israele aveva rotto
la tregua con una serie di attacchi a Gaza uccidendo altri 6 palestinesi.
Aiutiamoci allora a valutare criticamente le analisi spesso falsate dei
media per dare maggior forza ad altre voci diventate grida:
Solo poche ore fa, proprio a Gaza, il Patriarca di Gerusalemme celebrava
la Messa di Natale riprendendo il suo Messaggio natalizio:
“Siamo stanchi. La pace è un diritto per tutti.
Siamo in apprensione per l’ingiusta chiusura imposta a Gaza e a centinaia
di migliaia di innocenti.
Siamo riconoscenti a tutti gli uomini di buona volontà che non risparmiano
sforzi per spezzare questo blocco.”
La strada intrapresa invece, lastricata di sangue e macerie, condurrà la
gente qualsiasi al macello.
E i suoi capi alla sconfitta. In primo luogo alla sconfitta umana.

Pax Christi Italia