La politica della “paura”

Maggio 28, 2008

Da qualche tempo stiamo assistendo ad un copione sempre più quotidiano.

Il cittadino ha paura, quella paura che ormai caratterizza le nostre giornate e che sempre di più scuote la vita di ognuno di noi.

Il mondo è cambiato. A me capitava da bambino di giocare per strada con gli amici, di ritrovarci insieme al “muretto” a fare due parole parlando delle nostre squadre di calcio o delle nostre storie del momento… si prendeva tranquillamente la bici per andare a trovare i compagni per fare la lezione con loro. Questo oggi non c’è più, la nostra quotidianità è cambiata; ci sono mille motivi ma spesso mi chiedo: “cosa possiamo fare di diverso?”.

Forse pensare alla sicurezza solo in termini di ordine pubblico risolve davvero fino in fondo i problemi? Mi piace pensare che ognuno di noi possa fare qualcosa; la politica della paura che oggi tutti utilizzano e che ha avuto un peso tanto grande sui risultati elettorali, porta da qualche parte? Nascondere la testa come gli struzzi sono cosciente che non serva, però non alimentiamo la paura, facciamo degli spazi pubblici luoghi dove è piacevole stare, “rioccupiamo” le piazze, i quartieri, i parchi, le strade. Combattiamo per spazi decorosi e illuminati, dove ritrovarsi è bello e dove ognuno trova facile accoglienza.

Partendo dai più deboli dico che gli anziani e i bambini non possono e non devono, essere costretti a stare chiusi in casa, devono sentirsi bene e sicuri nelle nostre città.

Il rispetto della legge, sacrosanto e necessario, si deve accompagnare a quel sentimento di accoglienza così radicato nella nostra cultura.

Integrazione, o meglio incorporazione, intesa come cammino dove la comunità locale e gli stranieri devono incontrarsi e costruire un unico “corpo” sociale, ricercando un avvenire comune per immigrati e residenti. Le esigenze sono reciproche, in una logica di eguaglianza in cui gli stranieri, che godono da subito di alcuni diritti inalienabili, devono essere consapevoli di avere simultaneamente anche degli imprescindibili doveri legati ad una puntuale osservanza delle leggi del paese ospitante, pena l’impossibilità di soggiornarvi.

Solo così possono essere gradualmente accompagnati alla piena cittadinanza, alla effettiva parità di diritti e doveri, alla partecipazione attiva nell’edificazione della società. Si tratta indubbiamente di un cammino lungo e difficile, ma un cammino necessario in vista di una società espressione della globalizzazione.

Forse ricette giuste non ci sono ma mi piace pensare che sia possibile attivare politiche basate sul rispetto e non sul potere, sulla possibilità e non sull’uniformità, sulla condivisione e non sulla paura.


Si parte…..

Maggio 26, 2008

“Ho imparato che il problema degli altri è uguale al mio. Sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia.”
Da Lettera a una professoressa don L.Milani

Iniziare la vita di questo blog con questa citazione è impegnativo, ma forse oggi sono qui a fare il consigliere comunale anche in virtù di alcune letture, determinanti nel mio percorso formativo.

L’attività nei partiti politici oggi tocca forse i livelli più bassi nella storia italiana.

Disaffezione, critica, sfiducia sono realtà con cui mi scontro quotidianamente e che oggi più che mai mi chiedono coerenza con quanto don Milani scriveva ormai diversi anni fa. La mia vita politica inizia ai tempi della scuola superiore e mi vede partecipe insieme ad alcuni amici, che ancora oggi in gran parte sono con me in quest’avventura di un progetto di impegno negli organi collegiali scolastici di allora….poi l’università la scelta “movimentista” nel movimento per la Democrazia la Rete e infine passo dopo passo l’approdo a quello che oggi, seppur ancora con mille contraddizioni, considero il mio approdo più naturale, il Partito democratico. E quando penso al Partito Democratico penso a un partito plurale e aperto, capace di unire le culture politiche del Novecento ma anche le nuove istanze dei movimenti per la pace, lo sviluppo sostenibile, i nuovi diritti di cittadinanza.
Il Pd deve riuscire ad essere una grande forza popolare, democratica, radicata nel territorio.

Certo siamo ancora lontani da questo obiettivo ma la mia scelta è quella di provare a costruirlo dall’interno investendo le mie energie a livello di partito ma anche nella pratica istituzionale.

Questo blog vuole essere uno strumento, un modo per tenere sempre aperto un dialogo con i cittadini…ci provo, anzi ci proviamo..aspetto il contributo di tutti.

a presto

Stefano