Ho lavorato poco meno di due anni in provincia di Cremona, presso una struttura molto grande, sicuramente anacronistica ma al tempo stesso piena di umanità, dove per la prima volta, nella mia vita professionale ho incontrato la malattia mentale: è stata un’esperienza importante, faticosa ma toccante..che oggi ricordo sempre con molto piacere. Mi ha insegnato tante cose, e visto che mi sono sono imbattuto in questo articolo di Repubblica,mi piaceva rendere il giusto tributo a questa esperienza, a queste persone. La solidarietà si fa con i gesti, con le parole, con le esperienze…in questo articolo, di cui trascrivo alcune parti è raccontato un viaggio particolare..Parma-Pechino, da cui è stata fatto prima un libro e ora un film…
“La malattia mentale è una prigione, una gabbia dalla quale bisogna cercare di uscire. Come non si può curare un pesce tirandolo fuori dall’acqua, così non si può curare un malato psichico chiudendolo in un luogo lontano dal suo contesto di vita”: in questa frase pronunciata da Paolo, uno degli 11 matti parmigiani che ha vissuto la meravigliosa avventura nell’estate del 2007 sta il senso di una iniziativa che sembrava “folle” persino a chi l’ha concepita. Invece Andrea, Antonella, Andrea, Cecilia, Gianluca, Luca, Luciana, Luigi, Massimo, Olga e Paolo sono partiti con il treno speciale con 208 persone, e sono arrivati nella capitale cinese dopo aver portato la loro testimonianza in giro per mezzo mondo, una testimonianza di libertà che per molte persone nella loro condizione, in Asia, ma anche in Europa, è ancora tutta da conquistare.“Il viaggio siamo noi, né folli né normali, diversi fra gli uguali”, dicono con orgoglio i protagonisti consapevoli che non si tratta di una gita turistica, ma di una “missione” attraverso due continenti: la missione è quella di portare anche in Paesi come la Russia e la Cina la testimonianza che la malattia mentale non deve essere ragione di esclusione, di certificazione della diversità nel chiuso di strutture, ma può essere un problema con cui si può tutti convivere e una risorsa da valorizzare. Questo ha significato l’esperienza parmigiana di Mario Tommasini e Franco Basaglia, autore di una legge che è stata definita “ancora oggi incompiuta” perche anche la libertà ha un prezzo, e lo Stato non ha mai convertito a favore dell’inclusione sociale le risorse che prima buttava nei manicomi. Budapest, Mosca, Transiberiana, Irkusk, Ulan Bator, e finalmente, il 24 agosto il “treno del fare assieme” arriva a Pechino. A Pechino arrivano con il treno locale fra gli sguardi increduli dei pendolari, devono fare naturalmente i conti con la burocrazia, ma portano il loro messaggio “Insieme liberamente” impresso lettera per lettera sulle magliette “made in China”, rivolto anche a chi non può leggere e a chi non è capace ancora di sentire, certi che domani il diritto dei malati a vivere liberi nel loro ambiente diventerà possibile anche in Cina….Si chiude così il reportage su carta patinata di questo indimenticabile agosto 2007, “il viaggio dei mille incontri, delle mille amicizie, dei mille saperi, delle mille risorse, della responsabilità condivisa, dei sette amori, dei tanti fusi orari, dei tantissimi piaceri, il viaggio dei “matti”. Che roba!”….da matti aggiungo io!